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Ance: investimenti pubblici in scuole, infrastrutture e sicurezza per uscire dalla crisi

La crisi dell’edilizia può essere risolta con un approccio Keynesiano. Politiche espansive ed investimenti pubblici dello Stato sono per l’Ance, Associazione nazionale costruttori edili, la ricetta per uscire dall’impasse in cui si trova da qualche anno il comparto edile.

Secondo l’associazione dei costruttori edili le imprese medio piccole sono a forte rischio collasso fino all’estate. I problemi di maggiore  entità sono le difficoltà nell’accesso al credito e il ritardo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. In tutto, spiega il presidente Ance Paolo Buzzetti, sono stati persi 350 mila posti di lavoro ed è stato registrato un calo del 40% sia nell’erogazione di risorse pubbliche che negli investimenti privati.

Dato che, a detta di Ance, un miliardo investito in edilizia ne genera 3, lo Stato dovrebbe seguire alcune priorità per la ripresa. Investimenti pubblici in infrastrutture, scuole, contrasto al dissesto idrogeologico, riqualificazione urbana, manutenzioni e interventi per il risparmio energetico sembrano la soluzione per arrestare il calo degli ultimi anni. Da non sottovalutare neanche gli incentivi per favorire gli investimenti dei privati, motivo per cui i costruttori edili chiedono di ripristinare l’Iva sulla cessione di immobili dopo cinque anni dalla loro realizzazione. Misura che consentirebbe di ammortizzare i costi sostenuti nella fase di costruzione dei fabbricati.

Scritto da Paola Mammarella

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